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Chi si ricorda di Igor Marini?

Il consulente finanziario Igor Marini è stato condannato a 10 anni di reclusione, 15mila euro di multa per le sue dichiarazioni rese nel 2003, nell’ambito del caso Telekom-Serbia. I giudici della V sezione penale del tribunale di Roma hanno inflitto a Marini anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 100mila euro per ogni soggetto da lui accusato falsamente di aver preso o veicolato tangenti, dall’ex leader dell’Ulivo Romano Prodi, al sindaco di Torino Piero Fassino, al senatore Lamberto Dini, per oltre un milione di euro.

L’affare Telekom Serbia

Durante il governo Prodi I nel 1997, Telecom Italia (all’epoca controllata per il 61% dal Ministero del Tesoro) acquistò il 29% di Telekom Serbia, l’operatore nazionale serbo di telefonia fissa ma anche editore della Televisione pubblica, ad un prezzo pattuito di circa 893 milioni di marchi (pari a 878 miliardi di lire e ad oltre 453 milioni di euro).

Il 16 febbraio 2001, il quotidiano la Repubblica titolò in prima pagina: «Le tangenti di Milosevic-Telecom in Serbia: il protocollo segreto tra Roma e Belgrado». Scoppiarono violente polemiche, anche perché erano vicine le elezioni politiche. Sebbene l’accordo fosse avvenuto all’interno di un piano di espansione che aveva portato Telecom ad acquisizioni in diverse nazioni, in seguito all’elezione di una nuova maggioranza di governo la vicenda e il suo relativo sviluppo suscitarono l’interesse del Parlamento. La coalizione guidata da Silvio Berlusconi decise di istituire una Commissione d’inchiesta dedicata al caso[1]. Il centrosinistra rinnegò sempre la liceità della commissione, definendola uno strumento di propaganda, fino ad abbandonarne i lavori.

Igor Marini e le tangenti

Dalle dichiarazioni del faccendiere svizzero Igor Marini (ex attore e stuntman, sedicente conte, noto precedentemente nella cronaca rosa per essere stato per alcuni anni il marito dell’attrice Isabel Russinova ed infine condannato a cinque anni di carcere per calunnia ai danni di un magistrato romano) la commissione parlamentare incaricata ricostruì una vicenda di tangenti pagate ad esponenti del centrosinistra. In primo tempo Igor Marini fece i nomi di Romano Prodi, Piero Fassino, Lamberto Dini, che si sarebbero nascosti dietro gli pseudonimi di “Mortadella“, “Cicogna” e “Ranocchio“, e li accusò anche di essere i mandanti di un tentato omicidio a suo danno. Successivamente il faccendiere coinvolse anche Walter Veltroni, Francesco Rutelli e Clemente Mastella; quest’ultimo, all’epoca dei fatti, non era membro del governo Prodi I, ma ne era all’opposizione. Tra gli altri Marini chiamò in causa anche la moglie di Dini, Donatella Dini, e i Cardinali Camillo Ruini e Carlo Maria Martini . Le notizie vennero fortemente rilanciate da una parte dei media e dallo stesso Berlusconi, che affermò: «La vicenda Telekom Serbia è tutta una tangente».

In seguito a questo evento il teste venne dimostrato essere non credibile, le sue dichiarazioni si rivelarono delle calunnie e vennero completamente smentite dalla magistratura. La prove chiave delle sue accuse, due ordini di versamento, si rivelano dei falsi, come mostrato anche dall’inchiesta del settimanale L’Espresso e del quotidiano la Repubblica. La commissione parlamentare non formulò alcuna accusa diretta e non presentò al Parlamento la relazione finale. Il 21 aprile 2006, Maurizio De Simone, Giovanni Romanazzi e Antonio Volpe, tre dei testimoni chiave che avevano procurato alla commissione di inchiesta alcuni documenti relativi, tra le altre cose, ad una supposta tangente di 125.000 dollari versata a Prodi e Dini, vengono rinviati a giudizio per calunnia aggravata con l’accusa di aver fabbricato delle prove false.

Ripercussioni mediatiche della vicenda

Inutile rimarcare come i media vicini al centrodestra ci sguazzarono in questa storia. Quella delle tangenti a Mortadella, Cicogna e Ranocchio divennero un tormentone. Ma anche dall’altra parte non si lesinò su nulla una volta accertata la falsità delle accuse. Fassino, segretario dei DS adombrò in parlamento che il mandante di Marini fosse Silvio Berlusconi. Travaglio e Barbacetto nel libro Mani Sporche, dichiarano che praticamente “la macchina del fango”, cioè quel modo di fare giornalismo fortemente voluto dai berlusconiani, che getta fango sugli avversari, è nata con questa vicenda, i cui strascichi, nonostante la figuraccia dei media di centrodestra e della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dal sen. Trantino che hanno dato entusiasticamente credito a Marini, inducono a pensare che comunque qualcosa di losco nel centrosinistra ci sia stato.

Considerazioni

E’ possibile credere che un personaggio senza né arte né parte come Igor Marini, abbia architettato tutto questo intrigo da solo? E per quali scopi? Le cose non sono chiare e nulla si è fatto per scoprire che cosa si nascondesse dietro.

Quello che nell’immaginario collettivo appare scontato è che dietro ci fosse Berlusconi, lui solo aveva interesse a gettare ombre sui suoi avversari e sul vecchio governo di centrosinistra.

Però alcune considerazioni sorgono spontanee: Sappiamo che la vita politica e privata di Berlusconi è stata rivoltata come un calzino da 15 anni a questa parte: possibile che nulla è stato messo alla luce su eventuali rapporti con Marini? Possibile che non è stato intercettato nulla, telefonate, missive, pagamenti?

Possibile che la giustizia italiana si sia accontentata di condannare Igor Marini senza scavare a fondo la cosa per scoprire eventuali mandanti? Berlusconi aveva tutti i mezzi, economici, politici, mediatici; i suoi più acerrimi nemici sostengono che sia colluso con la mafia, che sia un Videla e un pericoloso dittatore e quindi anche capace di costruire un complotto efficace contro i suoi nemici, possibile che invece sia stato capace di mettere insieme un complotto sgangherato e ridicolo come questo? Da queste domande e soprattutto dalla domanda fondamentale: cui prodest? Si potrebbe provare a capire che cosa ci potrebbe essere dietro la vicenda.

Tutto sembra essere stato architettato in maniera tale da catturare la giusta attenzione di media e politica, indurre la commissione a passare in secondo piano l’affare Telekom Serbia in sé per dedicarsi entusiasticamente al presunto scandalo delle tangenti a esponenti del centrosinistra, per poi rivelarsi una bufala senza intaccare più di tanto l’immagine dei politici coinvolti ma abbastanza per screditare i media di destra e soprattutto la commissione parlamentare. Il risultato finale, lo sappiamo tutti, è che la commissione archiviò tutta la questione in fretta e furia, i media vicini al centrodestra dimenticarono improvvisamente tutto per cercare di far dimenticare la figuraccia fatta dando credito a un ciarlatano come Marini, i politici chiamati in causa, Dini, Prodi, Fassino ecc. non furono costretti a rivelare tutti i particolari della vicenda Telekom, e un affare fallimentare dal punto di vista industriale e finanziario, e imbarazzante e inopportuno politicamente (ricordiamo che Milosevic era ritenuto il principale responsabile morale delle pulizie etniche in Bosnia) è rimasto un mistero. L’ennesimo mistero italiano. Un anno dopo la conclusione “dell’ affare” gli aerei italiani bombardarono a tappeto la capitale serba Belgrado. Quali segreti si celano dietro tutta la vicenda? In quali intrighi internazionali il governo di centrosinistra è rimasto coinvolto? Quali erano i reali scopi dell’acquisizione di Telekom Serbia da parte di una azienda di stato italiana? Credo che si tratti di domande alle quali nessuno darà mai una risposta! Come per la strage alla stazione di Bologna, come Piazza Fontana, come Ustica. Servizi segreti, governi omertosi e coinvolti a chissà quale titolo e chissà per quali scopi, intrighi internazionali nei quali l’Italia è stata probabilmente tirata dentro suo malgrado. Sembra un classico complotto da romanzo di fantapolitica nel quale nemmeno i complottisti di professione (Giulietto Chiesa, dove sei?) si azzardano a mettere il becco. Meglio metterci una pietra sopra, il pericoloso colpevole è stato assicurato alla giustizia e tutti possiamo tirare un sospiro di sollievo. Come per la stazione di Bologna!

Gustavo Kulpe

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